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Lhasa da Sola

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martedì 27 aprile 2010

Orientativamento

Da qualche mese a questa parte, mia madre ha cominciato a mettere dentro alla cassapanca quella che sarà la mia dote matrimoniale, che per adesso consiste in un piumino quattro stagioni, duedidue accappatoi con set di tovaglie da bagno (anche quelle picoline per il bidè), un set di tovaglie e tovaglioli damascati, le lenzuola matrimoniali, e quel gran pezzo di figliola ballerella coi capelli corti e la rosa in testa che sarei io.
Però io ho il permesso di girare fuori dalla cassapanca, il resto della roba rigorosamente dentro.
Mi ha anche portato in un negozio chiamato Corredissimo, dove commessi corredissimi cercavano di capire se preferivo il felpato o il translucido, insomma qual è il mio orientamento.
Etero, ne sono certa.

lunedì 26 aprile 2010

Per esempio.

I miei nonni non ci sono più da quasi 10 anni.
E questa notte non riesce a passare,
perchè me ne sono accorta adesso.
Che svanisce il passo duro nella terra,
che non ricordo il sapore del riso al forno.
Che mi manca nelle dita
 il loro amore che mi ha fatto credere nell'amore.
Il loro esempio che mi ha fatto credere negli esempi,
la sigla di casavianello.

Aprile la porta.

Clementine, tutto è invaso da una luce buona e lieve al contatto.
I capelli rimangono lisci, la pelle è morbida.
Sono sazia,vedi?
Ho le labbra di chi ha appena bevuto.
I piedi lasciano piccole orme, il cane riconosce ancora il mio odore.
Sono silente come chi ha dimenticato.
Ancora nuda come un sasso nudo.
La gioia dura e limpida della pazza smemorabile.

sabato 24 aprile 2010

Tridimensionale

Today in aereoporto, nel vedere delle calze bianche strizzate nei mocassini, ho provato quel fastidio dispiaciuto che ho quando incontro in centro, mano nella mano,
una donna enorme con un uomo piccolissimo.
Ovviamente, l'uomo piccolissimo è sempre più alto.
Che magari le dimensioni non contano,
che magari lei non sa contare.

Narciso socialmente inserito.

Io, anch'io.

venerdì 23 aprile 2010

Punto e a campo.

La bellezza dei campi del Tennesse siamo noi,
e come campo bene stamani.

Attending la posizione raccolta,
ad libitum.

mercoledì 21 aprile 2010

Ecco, questo è un moscone sul fiore.

Ci sono quelli che la prima cosa che fanno la mattina è mettere la sveglia per il giorno dopo.

Quelli che ti vengono a chiedere se hai la cipolla in casa e vanno via con due uova. Quelli che quando girano le cicche, lasciano il  tabacco tutto intorno. Quelli che non sanno pulire bene le tazzine del caffè.
Quelli che sudano profumato.
Quelli che ti lasciano fiori sul motorino per dei mesi,
e poi non lo fanno più.
Ogni pomeriggio, fuori dall'università, trovavi un fiore giallo sul grigio di febbraio, dello scooter, delle tue mani. Ed è quello il gesto eclatante,
non che per dei mesi abbiano speso dei soldi, che si siano chinati su un campo, che abbiano immaginato la faccia di Francesca quando vedrà il fiore sul manubrio, che siano passati alla stessa ora, nello stesso posto, compiendo lo stesso movimento.
Cosa c'è quest'oggi che si muove piano, appena sopra l'erba?

Francesca non ha ricevuto il suo fiore ed è un cambiamento. Uno dei due starà meglio.
(Il fiore poi, come si sentirà? Che era diverso ogni giorno, ma poi era lo stesso).
Francesca sposta il piede, fa perno per spostare il motorino, e si accorge di camminare su un marciapiede pieno di margheritone gialle, disegnate tutte intorno al suo scarabeo. Sorride appena, di osservare osserva, guarda la Marghe e anche la Marghe osserva. E poi insieme osservano che neanche un bambino imbrattava così in lungo/largo.
(Quante cose ci regala la possibilità di contemplare delle margherite gialle insieme ad una ragazza che sia chiama Margherita, con una felpa azzurra piena di piccoli funghetti rossi.)

Ci sono quelli che si ricordano i testi a memoria ma non la melodia. Quelli che hanno una scusa per difendersi, sempre. Quelli che non spengono la radio e non sanno che correre con la radio nelle orecchie non è niente, è un gesto costruito. Ci sono quelli che saltano il tempo. Che hanno le mani sudate eppure sono bellissimi.

Ci sono quelli che non mollano mai,
ci sono quelli che non mollano più.

venerdì 16 aprile 2010

giovedì 15 aprile 2010

Rimbalzo

Da uno spettacolo teatrale che forse non esiste
e che han rappresentato la scorsa settimana ai Carichi Sospesi.
LuiLei giocano a ping pong,

Lui. O mi dai,
la pallina,
o mi dai,

la figa.

Lei. ...
...

Lui. ...

Lei. Pallina.

In tutto questo,
sguardi eloquenti e
tensione tesissima.

mercoledì 14 aprile 2010

I malcontenti di Paolo Nori

Guido aveva letto la rivista curata da Paolo Nori e pensava che stavolta non si andava da nessuna parte.
Che la differenza tra vino barricato e no, e le conseguenze che la non esistenza del barricato porterebbe nel mondo, non accompagna un raccontosaggio (nel senso di savio) alla fine del fine, tanto quanto il teletrasporto.
Guido legge Paolo Nori ed ha tutti i suoi libri autografati, ma mai con la firma.
Ci trovi frasi come Oggi ho preso tre treni, o un'altra molto bella che però non abbiamo capito. Ci siamo messi a leggerla controluce e controvento, ma un paio di parole paolonori le ha scritte da dottore e magari la frase non ha senso, e non ha senso capire il senso di una parola in una frase senza senso. E poi nelle copertine c'è una bambina di quattro anni. E nei Malcontenti c'è anche dentro al libro, e son momenti che ti fermi e rileggirileggi.

E lui l'ha detto a Paolo Nori,
 l'ha detto in maniera onesta, poco prima della presentazione della rivista nella libreriapiccolavicinocasa di Manu.
Gli ha detto proprio Non va da nessuna parte questa rivista.
E Paolo Nori gli ha detto proprio Allora noi due non ci si capisce.
E Paolo Nori è andato via, e poi qualche ora dopo è andato via anche Guido.
Alla fine è andata via anche la libreria di Manu, ma non subito, mesi dopo.

(Ora ci proverò a spiegare la tristezza della cosa.
La libreria di Manu ha chiuso da un po' ormai e ci si era creduto che si potesse offrire vino senza pretendere un'offerta in cambio, e Guido indica triste gli scaffali nel suo monolocale, che Manu non li vuole vedere.)

Poi Guido ha saputo che Paolo Nori ha una scuola di scrittura creativa, ed il corso del primo anno si chiama Prima Elementare. Il secondo anno Seconda Elementare.Il terzo anno Terza Elementare.
 E secondo me basta questo.
Guido voleva fare la prima elementare, ma Bologna ogni lunedì sera, l'autostrada, il casello, la stanchezza.
Mi ha detto che ha rinunciato, ma se si fosse stati in due magari.
Solo che non gli veniva in mente nessuno che avrebbe voluto fare la prima elementare.

Ed io mi sono sentita molto malcontenta, lo ammetto.

venerdì 9 aprile 2010

Cenerentola

Luciana ha sentito in tivù
che deve sapere quello che vuole
per non prendere quello che viene.
Ed ha deciso che se smetterà di avere questa vita qui,
quella con la persona giusta al momento giusto,
non sarà per avere qualcosa in più,
ma perchè l'aspetta qualcosa di meno.
Si chiede anche se siano pensieri importanti questi,
o se le sue massime siano banali quanto quelle di sua madre.
In ogni caso, è diventata velocissima a tagliar zucchine.

Candy Candy

Ho trovato una frase da scrivere, che non può scappare.

E' una frase fatta di parole ( e non è scontato questo), anzi è proprio una serie di parole, che racchiude un'intensa poesia, richiede un'attenzione particolare nel leggerla.

La richiede perchè la prima volta che leggi una cosa ti sfugge sempre il senso profondo profondo, e le frasi che sono cortesi ti fermano e ti fanno notare che stai perdendo qualcosa per strada.

Ho cercato allora di impiastricciare questa frase dentro ad un racconto,  l'ho scritta in bianco e seppia con Paolo Nutini che giusto giusto some Candy ,che quando vedo il video di Candy mi prende un'intensa nostalgia per le cose che ho avuto, anche quando non mi ricordo di averle avute. Specialmente quando cresce il ritornello, è come se avessi chiaro che ho vissuto un'altra vita e me la ricordassi solo adesso, e mi mancasse di botto il vento fresco che fa muovere i fazzoletti sul filo, che li ho appesi io quei fazzoletti nell'altra vita che dicevo.

La frase da scrivere.
La scrivo e basta,
e sabato la cucino per me e per tre.

Cotolette con la menta.

Che se non vi richiede niente, è perchè le cucina Nonna Rosa nella vita che
per fortuna,
io mi ricordo.

giovedì 8 aprile 2010

Il copione

Tommaso,
senza fantasia,
ci ha già scritto le battute,
da una storia in carta carbone.

E così,
mi ha deciso un sorriso.
Così
si è deciso
che vada.

giovedì 1 aprile 2010

Equivalenze

Lo spazio che c'è tra giusto e sbagliato
equivale allo spazio che c'è tra i nostri jeans stesi ad asciugare sullo stesso filo.

Il tempo che c'è tra vero e falso
equivale al tempo che c'è tra il mio sogno e la tua veglia.

La Nannini,
con quell'aria precaria,
poi ti infili i miei jeans,
la sapeva lunga
e la sapeva lenta.