Lhasa da Sola

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giovedì 16 giugno 2011

Gelosia (1)

Sono così gelosa di te
che non ti permetterei di fare una pulizia del viso
da un'estetista, magari specializzata in tale operazione.

Ecco, chissà un giorno volessi sottoporti al trattamento
tieni da conto che sono gelosa dei tuoi pori
e mi infastidisce l'idea di vederli vaporizzati, dilatati,
idratati, trastullati, scavicchiati ed infine spremuti
da dita sottili, coronate da manicure fresca di giornata.
Immagino la biondamora specialista della pelle
che siede nel negozio French Nail, quello con le vetrate
che si vedono le signorine dietro ad un tavolo
che limano per interminabili ore
interminabili unghie.
Il French Nail si trova proprio accanto
a quel ristorante del mezzogiorno,
dove pranzavamo insieme
prima che ti venisse in mente di fare le pulizie sulla pelle.
E tutto allora sarebbe irrimediabilmente perduto.

mercoledì 15 giugno 2011

Mostre

Afia indossa dei sandali scuri, tutti intrecciati.

Tocca con il piede il selciato del vicolo
e l'abbraccia l'aria molle di giugno,
l'odore quieto di pastina con l'olio.
Le si spacca qualcosa ad altezza sterno,
come un moscone che sbatte sul vetro,
e deve anche ammetterlo,
si è mosso il morto che porta dentro.

Inizia a camminare a passi lunghi,
la gola chiusa e gli occhi aperti,
non ha nemmeno la forza per battere il pesto.

giovedì 9 giugno 2011

Medeo

Io vorrei un cane da portare in giro a quest'ora della sera.

Metterei la felpa grigia, quella tutta zip e cappuccio
e fumerei sopra alla passeggiata mia con il cane tutto olfatto.
Come quando c'era Minghi che cantava al Santo
ed io fumavo mentre lui diceva a Serenella che
l'ascolteranno gli americani, che proprio ieri sono andati via,
e mi è sembrato un momento che me lo sarei ricordato
durante la passeggiata con il cane,
io che ascolto Minghi guardandomi attorno.

Ed il cane avrebbe il naso bagnatissimo,
ed io il cappuccio tirato su.

mercoledì 1 giugno 2011

giovedì 19 maggio 2011

Dreadlock at me

Elisabetta, per un periodo ho avuto un dread piccolo e storto.
Era uno, accampato dietro all'orecchio sinistro.
Lo sistemavo con un ago da uncinetto,
aveva un nome proprio e teneva anche compagnia,
soprattutto nelle sere in cui sei da sola
in un posto dove gli altri stanno insieme.
Poi l'ho tagliato, insieme ad un sacco di altri capelli,
ed è finito in uno scatolone, insieme alle lettere
e ad un origami verde a forma di fiore.

Adesso che ti volti e giri gli angoli,
mi saluta il tuo piccolo dread sottile e dritto
come un orecchino che porti a sinistra
e mi chiedi se mi piace
che ha un nome proprio
e ci tiene compagnia.

lunedì 16 maggio 2011

Le tali

Sabato sera sono scivolata piano alla Mela.
Da sola, con un vestito che serviva proprio a scivolare.
Mi sono seduta sulla mia sedia preferita ed ho ascoltato i Saluti da Saturno.
Per tutte le note ho guardato alla mia destra o davanti a me, pochissimo alla mia sinistra.
C'era gente felice, ci si poteva emozionare,
c'era un cane che abbaiava dolce.
E mi sono anche chiesta se siamo proprio tutti fatti male,
che sentiamo la distanza fisica e il vestito sbagliato.
Poi sono tornata a casa, e sul ponte c'era quell'odore di magnolia,
quello che mi riporta indietro ogni volta,
che ogni volta pedalo più lenta
che è una cosa intima e quasi dell'infanzia,
ogni volta,
già dalla prima.

martedì 26 aprile 2011

Docc

In piscina ci son due ragazze che quando fanno la doccia
sembra un film muto
che ti mancano le parole.

sabato 22 gennaio 2011

Rincorrere

Poi di colpo
gli oggetti che la circondano,
quelli quotidiani della casa,
le sembrano sconosciuti
in parte ostili.

Corsi e rincorsi storici.

mercoledì 22 dicembre 2010

Trailer di Capodanno

Non ci facciamo mancare nulla.
Una storia con un uomo sposato, cambiare continente,
la parola negra, occupare la stazione.

Non ci faremo mancare niente,
cadute in bici, timberland
e un cappotto verde usato da Blasco.

'E neanche se ti pagano,
ma tanto non ti pagano.'

Noi non ci facciamo mancare nulla,
neanche noi quelle più insospettabili.

giovedì 9 dicembre 2010

Str(at)ega

Una gelosia molto lucida
mi porta a considerare che
lei ha i capelli cortini sul collo
per cui
conviene afferrarli
dalla parte della fronte
per essere sicura che rotei
per bene.

venerdì 3 dicembre 2010

L'ora di te

Martedì alla tea room ho capito che la mia liberazione
dalle cose e dalle persone è la rabbia.
Una rabbia sordaciecamuta.
Non dico sia una cosa corretta, ma ho ammesso di funzionare così.
L'ho capito, poi ho pagato il conto ed ho visto sul bancone
uno schizzo fatto di disegni geometrici e non,
i classici disegnini che fai quando sei al telefono.
Ho chiesto al gestore della tea room se potevo portare con me quei ghiribizzi,
come ricordo della serata e della sua soluzione.
Mi ha risposto di no, il disegno è incompleto,
dice.

giovedì 16 settembre 2010

Cosa importa (ImportExport)

Marì ha i capelli lunghi e biondi,
una felpa, del tabacco, e le cose dette bene.
E' seduta in un grande balcone di via Sant'Eufemia,
alle sue spalle dei tetti bassi e una notte chiara.
Io ho del vino bianco e dei pois
e parliamo dell'impero delle luci
e delle anguane.
Potrei stare a casa con Bolivia,
bastare a me stessa,
o sul balcone con Marì a litigare,
non bastarmi mai.

sabato 28 agosto 2010

A Cochabamba me voy

Da poco pochissimo ho
da poco pochissimo abbiamo
una gatta che
da poco pochissimo si chiama Bolivia.
Olivia o Livia o Via.

domenica 25 luglio 2010

Chill Out

Le cose che mi circondano,
il circondario,
iluoghiglioggetti,
quando sono a casa mi sembrano più vere.
La siepe del rosmarino, il cemento,
la luce della città vicina, i lucciconi.
Come se qui ci fosse la realtà,
e a Padova, invece, movimenti allucinati
dentro un lounge bar bianco di plastica.
(Come quando da bambino stavi morendo di sonno
e camminavi verso il letto, e nel mezzo solo stranezze).

E, bada bene, io-Padova.
AmoreAmore.

martedì 13 luglio 2010

Sulla neve

Rachele ha conosciuto Biagio per strada, mentre lui si sfilava i pantaloni neri da mimo.
Biagio ha riconosciuto Rachele dal maglione viola, sul treno che va a Venezia ,
le ha detto che avrebbe fatto l'amore con lei sulla neve viola.
Ha annotato sul suo taccuino
Rachele Pavan
Via Guidi, int.6
35100
Padova (Pd)

Adesso Rachele è a gambe incrociate sul letto,
non ha mai visto Agrigento,
ed ha tra le dita una puntina da disegno.
Preme su un foglio di compensato per fissare il telegramma

Rachele
Richiedesi in moglie
Acconsentire per festa grande
tris di primi 
nipoti
che ascoltano attenti.

venerdì 2 luglio 2010

Ingelsata

Dietro il Parco Fenice si trova una scaletta di terra,
con del legno che ti ricorda cos'è un gradino.
Quei cinque passi in salita
portano ad un albero di gelsi bianchi.
E i gelsi bianchi sono neri, e si mangiano dall'albero.

lunedì 21 giugno 2010

Casting

La mia città non è più scenografica da mesi.
C'erano notti che ad attraversarla
era perfettamente illuminata sul cammino,
il pastello delle ore piccole, la temperatura che non ti chiede frette,
e ti sentivi in dovere di dire la tua battuta a voce alta,
guardando a lato per mostrare in camera il tuo profilo migliore.
Di solito è uno scatto veloce che capisci bene la forma solo se aumenti il contrasto
e schiacci le dita sulla mia vita, prima che stringa tra le gambe il sellino
e mi senta felice della gonna alzata dal vento liscio.
E sono caduta in curva, e ci voleva un punto, e l'ho messo in Prato.
So che alla prima pozzanghera asciutta ci saranno nuove riprese,
e una frase originale
da sussurrare nel nostro dialogo farfugliato,
perchè questo film finisce diversamente.
Come altri mille film sì,
però diversamente.

giovedì 17 giugno 2010

La me morìa

Sul tram c'è un uomo sudato e brizzolato che sembra ubriaco.
Si regge con entrambe le mani al cappio
ed ho paura che mi caschi addosso senza fragore, che oggi profumo.
Poi si gira di schiena, e nella tasca sinistra dei jeans
ha una copia sudata e brizzolata delle mie puttane tristi.
Ed è la copia che Luca ha comprato in Corsica,
che io ho prestato a Damiano,
che han rubato a Damiano insieme alla tracolla e
all'Amante della Duras.

Io non lo so, ma lo so che è quella copia lì,
e mi sembra tutto meno stupido al ritorno,
e mi sembra stupido che si torni di nuovo.

giovedì 27 maggio 2010

Il banco dei pugni

No,
che il mondo sarà ladro, che decide di farmi dimenticare i volti e gli smalti quelli sì meno importanti, ma sono circondata da cose che tornano indietro, no modello boomerang, sì regalo di natale, che te lo faccio anche se non ti penso da pasqua. Dico una parola stupida e ne ascolto l'eco lungo, chiedo se l'aria mi ripete il suono come lo specchio l'immagine. Ma tu, dimmi dimmi specchio buono per le foto, mi rifletti o mi restituisci?
Tutti pronti a ridarmi la voce. Deve essere un principio dinamico, di parole che fanno caldo e le butti fuori sulla lingua a rinfrescare, dico.

Striscio la mano sulla tua faccia, e la tua pelle ricambia con la stessa forza che l'ha stretta.
O mi scansi prima, e il mio gesto resta vuoto nello spazio liquido.

Quell'aria comunissima che ha il balcone in Via della Paglia, quella felicità dell'aria comunissima nelle cose senza stile.
Ho un brivido tra le caviglie, e sale piano con l'aria di quest'estate che mi cerca e mi chiede se son mie queste gambe, questi piedi incrociati, queste scarpe.
Io non sopravvivo all'aria che entra prepotente, che mi spalanca la bocca con il pugno.
Che strabuzzo gli occhi e mi chiedo
che avrò fatto mai all'aria fresca perchè mi restituisca questo.

mercoledì 19 maggio 2010

Infeltrita

Il senso di onnipotenza e felicità smisurata
quando seguo in scia
i passi lunghi e veloci
dei commessi feltrinelli.